giovedì, ottobre 19, 2006

Tesina sull'Apologia di Socrate - paragrafo introduttivo

Negli scorsi post ho inserito senza ritegno dei vecchi racconti, molti dei quali a distanza di tempo non mi soddisfano più. Ora cambio registro e pubblico, un po' alla volta, la prima tesina che ho scritto per un esame all'università: nello specifico, per Storia della filosofia antica I. Questo corso era tenuto da un professore molto brillante, di nome Walter Cavini, che ricordo ancora come uno di quelli che veramente mi hanno insegnato qualcosa. Soprattutto, esigeva che agli esami ci si presentasse con un elaborato scritto, invece che semplicemente mandando a memoria pagine e pagine di libri. Ogni studente doveva quindi concordare con lui l'argomento di una tesina ed affrontarla né più né meno come stesse scrivendo un libro da pubblicare: con rigore, procurandosi la necessaria documentazione, sviluppando una propria linea di pensiero e dicendo la sua a proposito di quell'argomento. Insomma un'opera di elaborazione nella quale ci si metteva in gioco in prima persona, un tipo di lavoro che alla maggioranza degli altri docenti non passava nemmeno per l'anticamera di suggerire, men che meno di esigere. Ma d'altra parte, cosa è la filosofia se non l'impegno a ragionare e sviluppare il proprio pensiero in modo rigoroso e coerente?
Questa fu la mia prima prova in tal senso, prova che in sede d'esame venne considerata buona. E' breve, piuttosto semplice e non rimarrà certo negli annali della storia della filosofia, ma per essere stata scritta al primo anno di università da una pivella si difende ancora dignitosamente. La pubblico qui, un pezzetto alla volta, sperando che magari un giorno possa servire a un altro studente intento a preparare il suo primo elaborato.

LE CONTRADDIZIONI DI SOCRATE NELL'APOLOGIA PLATONICA

0. PREMESSE E FONTI

L’esame della figura e del carattere di Socrate è tanto più difficile quanto più si cerca di approfondirlo, principalmente perchè non si può parlare di Socrate per se stesso; ciò a cui oggi possiamo fare riferimento è tutt’al più l’esame del “personaggio Socrate”. Anche Pierre Hadot avverte che “parlare di Socrate significa evidentemente affrontare ogni specie di difficoltà di ordine storico. Le testimonianze che possediamo su Socrate ­ di Platone, di Senofonte ­ hanno trasformato, idealizzato, deformato il Socrate storico” (1).
Se è vero, come pare evidente, che ci troviamo di fronte a questo stato di cose, è vero anche che a parer mio ci sono alcune contraddizioni che NON dipendono dall’abbondanza, dalla diversità, dalle deformazioni delle testimonianze, ma dalla identità stessa del filosofo ateniese. Infatti esistono numerose testimonianze che sugli aspetti principali del carattere di Socrate non presentano discrepanze particolari; nonostante Aristofane, Platone, Senofonte e Aristotele abbiano molteplici e diversi concetti del filosofo, vi sono nei loro scritti dei punti incontrovertibili sui quali tutti si trovano d’accordo e che costituiscono la base per una definizione del Socrate storico. Così conosciamo elementi che diamo per certi, come l’esortazione a conoscere se stessi, il fatto che Platone fosse stato discepolo e amico di Socrate, l’asserzione di non essere maestro di alcuna dottrina.
Ciò nonostante, ovvero nonostante la non-contraddizione delle testimonianze per ciò che riguarda alcuni elementi, proprio da questi elementi derivano AUTOMATICAMENTE delle contraddizioni in termini. La famosa virtù del personaggio contrasta vivamente con
la sua baldanza; come pure la tanto decantata consapevolezza del non-sapere contrasta con certe affermazioni che implicano in qualche modo una conoscenza. Questo non perché quell’ateniese Socrate, figlio di Sofronisco e di Fenarete del demo Alopece, fosse in particolare un uomo contraddittorio; ma perchè CHIUNQUE si ponga su una certa linea di condotta finisce inevitabilmente per cadere in contraddizione con se stesso.
Intendo soffermarmi su un testo in particolare, l’Apologia di Socrate scritta da Platone, per sottolineare come in una certa misura essa presenti tracce di ambiguità nella difesa di Socrate e addirittura di tracotanza nel suo discorso fra la prima e la seconda votazione (2). Le altre opere antiche a cui farò riferimento come testimonianze su questo o quell’aspetto del discorso sono le seguenti:
­ di Platone: Eutifrone, Critone, Simposio;
­ di Aristofane: Nuvole;
­ di Senofonte: Apologia di Socrate, Simposio;
­ di Diogene Laerzio: Vite dei filosofi.
In definitiva, ferma restando l’ammirazione che è giusto nutrire per le virtù morali e dialettiche di Socrate, la sua personalità non poteva che dare adito ad ogni genere di accuse, magari non nate da reali esigenze, magari ricche di cavilli, ma comunque solide e difficili da smontare. La cronaca del processo redatta da Platone, insieme a quella più banale ma comunque utile scritta da Senofonte, mostra tutto questo con puntualità (3).

NOTE AL PARAGRAFO 0

(1) Pierre Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, Torino, Einaudi, 1988.
(2) Pur avendo proceduto in modo completamente autonomo, ad una verifica finale ho constatato alcune analogie, sia di argomentazioni sia di tesi sostenute, con il saggio di Walter Leszl, ancora inedito, “Il processo a Socrate in due libri recenti”. Sono anche risultate, come era logico presumere, diverse discordanze.
(3) Intendo accettare come più che attendibile l’Apologia platonica senza cavillare sulla fedeltà o meno delle parole di Socrate in quanto, se dovessi passare attraverso una minuziosa indagine sulla verosimiglianza dei contenuti dell’opera, mi perderei in un lavoro lungo e foriero di non troppi risultati. Il “mio” Socrate sarà quello dell’Apologia di Platone, naturalmente posto a confronto con quello che emerge da altre opere antiche.