sabato, ottobre 14, 2006

Raccolta 1996 - il quinto racconto

Sempre per la serie "citiamo, rielaboriamo, plagiamo". Questo racconto prende diretta ispirazione da una serie di fumetti uscita a metà anni Novanta, un fantasy molto bello intitolato 2700. Tra i personaggi di questa serie ve n'erano alcuni detti "fanti", sulla cui esistenza faceva perno un po' tutta la saga: personaggi molto tristi, né uomini né donne, creature sole, dall'aspetto indecifrabile. E un giorno, su un autobus, per un istante ho veramente creduto di vederne uno. Tuttora ho un ricordo molto vivo di questa strana persona che era seduta di fronte a me e che mi ha spinta a scrivere quanto segue.

IL FANTE

Tutto l’altro che deve essere è ancora,
il fiume scorre, la campagna varia,
grandina, spiove, qualche cane latra,
esce la luna, niente si riscuote,
niente dal lungo sonno avventuroso.
M. Luzi, “Notizie a Giuseppina dopo tanti anni”

Oggi ho visto un fante.
Per essere esatti, ho visto un fante sull’autobus, mentre tornavo a casa dopo alcune commissioni in città. Quindi mi trovavo in una situazione molto prosaica, eppure proprio per questo l’apparizione del fante ha mutato l’atmosfera dell’intero viaggio.
Era seduto proprio di fronte a me, e l’ho fissato per tutto il tragitto con prolungata maleducazione.
Sospettavo però che non fosse ciò che avevo inizialmente pensato; come avrebbe fatto, un fante, a trovarsi lì?
Ho ripassato a memoria ciò che sapevo dei fanti: “furono scoperte le Sinapsi e la loro scienza. [...]. Chiesa e nobiltà si spartirono il mondo incontrastati. Stato e Chiesa, Master e Made: dicotomia Uomo e Donna sulla quale si basavano le Sinapsi. Comparvero però i Fanti. “Mutanti Androgini”, nuovo potere che, incontrollato, avrebbe preso in mano il globo. Si affacciarono alla vita per essere odiati, temuti e inseguiti”.
Chi sei, tu che siedi davanti a me con l’evidente intenzione di passare inosservato, e che invece ti ritrovi il mio sguardo piantato addosso?
Sei forse veramente un fante? Sei uno strano misto di uomo e donna, senza essere né l’uno né l’altro? Provi insieme attrazione e repulsione per l’uno e l’altro sesso?
Se sei un fante, allora sei completamente asessuato. Non è una condizione immaginabile senza che un brivido mi scorra per la schiena.
Se sei un fante, allora sei in fuga perché quelli della tua razza, lì da dove vieni, sono perseguitati, e spesso torturati e uccisi.
Ma è mai possibile che tu abbia trovato un passaggio, un varco per fuggire dalla tua terra? Forse sei venuto in possesso di una sinapsi particolarmente potente: una pietra magica con la quale hai lanciato un incantesimo. Ovviamente potresti averlo fatto, perché per usare le sinapsi c’è bisogno di un uomo e una donna, e tu sei entrambi, e puoi usarle da solo.
Sì, è indubbiamente andata così. Tu vieni da là. Hai trovato o costruito un varco e te ne sei andato.
Poi devi avere trovato dei vestiti adatti a questo mondo, è evidente. Li hai cercati più banali e discreti possibile, in modo da non attirare l’attenzione. Tuttavia, è evidente che sei diverso.
Hai i capelli biondi e lunghi, completamente lisci, senza neppure un’onda. Li hai raccolti in una coda di cavallo, mentre sulla tua fronte piove una leggera frangetta.
I tuoi capelli sembrano molto puliti, ordinati, senza sbavature. Direi anzi che in generale sei estremamente ordinato, curato; dai un’impressione complessiva di pulizia e anche... come dire... classe. Sei perfino seduto in maniera fin troppo composta, come uno scolaretto il primo giorno di scuola.
I tuoi lineamenti sono regolari. Non sei bellissimo, ma certo hai un viso gradevole. Un viso di uomo, s’intende. Ma le espressioni, lo sguardo, i movimenti dei muscoli labiali sono di donna. Ti comporti e ti muovi come tale: ma sul tuo mento compare il grigiore della barba, per quanto accuratamente rasata.
Sei alto, almeno un metro e ottantacinque se non di più. Una statura da uomo. Ma cammini come una donna; il che non vuol dire che ancheggi o cose del genere. Semplicemente che hai come un’eleganza innata, un modo sfuggente e ambiguo di muoverti.
Sei vestito con un paio di jeans, una camicia a tinta unita e un gilet con qualche frangia. Abbigliamento “unisex”, ovviamente. La camicia è abbondante e non mi permette di capire se hai il seno.
Tieni sulle ginocchia una sobria borsa da viaggio, che pure non mi dà alcuna informazione in più su di te. Ma le tue mani, che tieni posate sulla borsa, quelle sono mani di donna. Sono grandi, perché proporzionate alla tua statura; ma sono affusolate, curate, insomma sono di donna e basta, non c’è molto da dire in merito. Hai persino lo smalto sulle unghie, quello trasparente, appena lucido.
Se ti si guardasse di sfuggita, sembreresti semplicemente una donna molto alta e dalla corporatura robusta. Ma i lineamenti un po’ troppo duri e, soprattutto, quell’ombra a puntini scuri sul mento, denunciano il tuo essere uomo.
Insomma, sei un fante, non puoi essere altro. Potrei scommettere che appesa al collo, sotto la camicia, tieni una sinapsi. Una pietruzza apparentemente innocua, simile a quella che vendono i vu’ cumprà in giro per la spiaggia: ma tu, con quella, puoi fare di tutto.
Si potrebbe anche avere paura di te, ma hai un’aria così sperduta e intimidita che sembri essere tu quello impaurito. Che cosa temi? Se sei riuscito a fuggire dal tuo mondo, qui devi temere al massimo qualche sguardo indiscreto, ma certo non la persecuzione o la morte. A meno che proprio non incappi in qualche gruppo di imbecilli con dei tatuaggi a forma di svastica, insomma.
L’autobus continua il suo tragitto, nella campagna primaverile. E’ ormai ora di pranzo, in giro c’è poca gente. Fuori non c’è nulla che attragga la mia attenzione, nonostante di solito non sia indifferente agli spettacoli della natura. L’unico a calamitare il mio sguardo sei tu, e scommetto che parecchi altri, a bordo, ti hanno notato. Naturalmente devi esserci abituato, perché uno come te è abbastanza raro.
Ma, lo vedi anche tu, gli sguardi degli altri passeggeri sono molto più prosaici dei miei. Io sembro in adorazione davanti a un essere quasi magico, mentre il loro è un misto di curiosità e disprezzo. Capirai, siamo su un autobus che serve una zona di campagna, e sul quale viaggiano abitualmente vecchietti e contadini, che non sono abituati a vedere tuoi simili, e tantomeno ad accettarli.
Se sei un fante, e se hai la tua sinapsi al collo, allora sei anche un mezzo telepate. Forse parole come “finocchio” o “travestito” stanno giungendo alla tua mente. Non devi farci caso, qui la gente è fatta così.
Forse anche i miei pensieri ti sono giunti, e allora avrai sentito la parola “fante”. Devi aver rabbrividito, alla sola idea che qualcuno sappia di te e dei tuoi simili, e possa volerli cacciare e uccidere. Ma senz’altro avrai anche percepito l’assenza di sentimenti ostili da parte mia, e allora ti sarai tranquillizzato.
La mia fermata, fin troppo nota, si avvicina. Presto dovrò scendere, e non saprò qual è la tua destinazione. Dove stai andando? Che ci fa uno come te da queste parti?
Comunque, non è poi così matematico che tu sia un fante. Penso anzi che potresti benissimo essere un elfo.
E’ arcinoto che gli elfi sono uomini più snelli, eleganti ed effeminati degli altri. I loro lineamenti sono morbidi, i loro sguardi vellutati. Come il tuo.
E allora, da dove vieni? Perché, se potessi saperlo, prenderei armi e bagagli e andrei a visitare il tuo luogo d’origine. Se sei un elfo, ce ne saranno altri come te, da qualche parte, e allora sarebbe bello poter vedere le vostre case, i vostri boschi e giardini.
Ma, ripensandoci, non puoi essere un elfo. Tanto per cominciare, non hai le orecchie a punta; in secondo luogo, da che mondo è mondo gli elfi sono glabri, non hanno la barba; infine, saranno anche effeminati ma non hanno le mani così affusolate e femminili.
Facciamo ancora un’altra ipotesi: sei un mezz’elfo. Sei parte uomo e parte elfo, insomma un mezzosangue.
Questo sarebbe fantastico, perché vorrebbe dire che, da qualche parte, c’è un umano che sa di voi e sa esattamente chi e cosa siete. Di solito, la vostra stessa esistenza è messa in dubbio dal genere umano.
Ma, ancora non ci siamo. Se sei un mezzelfo, barba e orecchie a punta non sono un problema; ma rimangono le mani. No, non sei un mezzelfo.
Purtroppo, per lo stesso motivo, non sei neppure un fante. I fanti sono asessuati ma, una volta vestiti, appaiono come uomini leggermente effeminati. Non destano sospetti, insomma, finché non vengono scoperti con delle sinapsi e non sono denudati.
Ma le tue mani sono di donna. Se vedessero una persona fatta così, nel mondo dei fanti, la catalogherebbero immediatamente come tale. I fanti non hanno le mani così evidentemente femminili, altrimenti sarebbe semplicissimo scoprirli.
Quindi non sei un fante, né un elfo, né un mezzelfo.
Purtroppo ho esaurito le ipotesi più belle.
Meglio tornare sulla terra e ammettere che sei effettivamente, come già da tempo pensano gli altri occupanti dell’autobus, una specie di travestito.
Cioè, o sei una donna che sta diventando uomo, o sei un uomo che sta diventando donna. Insomma, quelle cose tipo cure di ormoni, operazioni chirurgiche ai genitali, dermocoagulazioni e così via.
Lo smalto sulle unghie mi fa pensare che tu sia un uomo che vuole diventare donna. Se fosse il contrario, una che vuole passare per uomo eviterebbe di mettersi addosso una cosa così tipicamente femminile.
Allora, sei un uomo in procinto di diventare donna. Chissà se sei solo all’inizio del procedimento, oppure in una fase avanzata, o a metà strada.
La prossima è la mia fermata. Naturalmente non ti rivedrò mai più, a meno che non abiti da queste parti. Ma, se anche così fosse, io prendo l’autobus così di rado...
Dopo questa curva, casa mia appare a poca distanza. Suono per prenotare la fermata. Addio, passeggero sconosciuto, metà uomo e metà donna. Dopotutto, non sono più interessata a scoprire chi o cosa tu sia.
Ma è un peccato, che tu non sia un fante.